GOAL GAME JUNIOR

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Categoria: SPORT
Target: Club e Associazioni
Inizio: 20/02/2019 Fine: 07/06/2019

Doping: i 5 errori in cui cadono gli allenatori

Doping. Basta questa parola per scatenare attriti, polemiche e diatribe fra allenatori, pubblico, genitori e giocatori. Nel calcio come in qualunque altro sport, lo spettro del doping aleggia da sempre negli spogliatoi, trovando a volte la strada spianata per danneggiare l'intera squadra, l'immagine della società e ovviamente la reputazione dei giocatori. Ancora una volta i dirigenti e i responsabili devono essere consapevoli di come affrontare e gestire il doping, evitando comportamenti che potrebbero portare con sé conseguenze disastrose. Ammettiamo quindi che un calciatore venga scoperto con le mani nel sacco dal suo allenatore. Come dovrà comportarsi quest'ultimo agli occhi del colpevole e della squadra? Ecco in breve i 5 errori da non commettere in caso di doping!

1) FARE FINTA CHE NON SIA SUCCESSO NULLA
Il primo errore che può commettere un allenatore è quello di voltarsi e guardare dall'altra parte. Il doping è una piaga più diffusa di quanto si pensi e può creare guai seri non solo in termini di salute, ma anche dal punto di vista legale. Scoperto il doping, è bene agire subito richiamando il giocatore e cercando di instaurare con la vittima (perché di questo si tratta) un dialogo costruttivo, utile a trovare d'accordo con la squadra e i decisori una soluzione all'altezza.

2) METTERE ALLA GOGNA IL GIOCATORE IN PUBBLICO
La rabbia è un sentimento comprensibile in molteplici occasioni e il doping rappresenta senza dubbio un elemento scatenante. L'allenatore si sente spesso e volentieri tradito dai suoi stessi giocatori, in buona o in cattiva fede. Reagire con violenza mettendo alla gogna il giocatore, tuttavia, non fa altro che esacerbare il conflitto e ingigantirlo più del necessario. Più logico e sensato è cercare di informarsi sulle ragioni che hanno spinto il giocatore o i giocatori ad assumere sostanze dopanti, provando a risolvere il problema alla fonte.

3) DIMETTERSI E USCIRE DI SCENA PRIMA DEL TEMPO
Il doping è come un incendio, un fulmine a ciel sereno che scombina le carte in tavola e spinge a scelte tanto drastiche quanto frettolose. Dimettersi e uscire di scena a metà campionato potrebbe sembrare in un primo momento la decisione più onesta, salvo poi rivelarsi un passo estremo, tale da condurre la squadra e la società a situazioni difficili da gestire. Anche qui, l'allenatore dovrebbe ricorrere a tutte le sue virtù per tenere gli animi saldi e ripartire più forti di prima.

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4) SPARARE A ZERO SU GENITORI E STAFF TECNICO
Altro errore in cui potrebbe cadere un allenatore è quello di lasciarsi trascinare nel vortice delle accuse, sparando a zero su genitori, accompagnatori, preparatori atletici e chi per loro. Sebbene un colpevole ci dovrà essere di sicuro, questo atteggiamento non darà altro risultato se non quello di mettere l'uno contro l'altro, fomentando l'odio e la diffidenza in un contesto dove occorre piuttosto essere uniti e solidali l'uno con l'altro (e non l'uno contro l'altro!).

5) RIMANDARE IL PROBLEMA A FINE CAMPIONATO
L'onore, nel mondo del calcio, è un sentimento fortissimo, ma anche pericoloso. Pur di non ammetterà la verità si tende a procrastinare, come se i problemi si dovessero o insabbiare o tuttalpiù rimandare a fine campionato, cioè a giochi fatti. E così succede anche per il doping: questione spinosa che un allenatore sprovveduto potrebbe decidere di spostare a data da destinarsi. Errore imperdonabile, perché il problema, con il tempo, rischia solo di ingigantirsi ed esplodere in forme ancora più violente e pericolose come una pentola a pressione!

Il modo migliore per combattere il doping è prevenirlo: scopri come.

05 febbraio 2019